Dieci domande a dieci scrittori-traduttori. Heartbeats: Viola Di Grado

       

Pluripremiata autrice, non solo in Italia (con il suo primo romanzo Settanta acrilico trenta lana è stata la più giovane vincitrice del Premio Campiello Opera Prima e la più giovane finalista del Premio Strega) ma anche all’estero (ricordiamo, tra i vari riconoscimenti, il primo posto raggiunto dal suo secondo romanzo Cuore Cavo, nella lista Goodreads del Man Booker International Prize) e accreditata orientalista (si è laureata in lingue orientali all’Università di Torino e si è specializzata in filosofie dell’Asia Orientale alla University of London), Viola Di Grado è universalmente considerata una delle scrittrici più rappresentative degli ultimi decenni, un’autrice nella quale tematiche complesse (in particolare l’incomunicabilità, l’alienazione e l’illusorietà dell’io) e ricerca linguistica (che si avvale spesso di “sottili smottamenti anaforici” e di una varietà di linguaggi simbolici quali ad esempio quello degli ideogrammi) convergono nella realizzazione di opere d’indiscussa originalità.

1) Settanta acrilico trenta lana, pubblicato quando avevi 23 anni, ha vinto il Premio Campiello Opera Prima per “l’invenzione linguistica spinta fino alla visionarietà” e ha fatto di te e la più giovane finalista del Premio Strega. Com’è nato questo romanzo? E che intenzioni avevi (se ne avevi) quando l’hai scritto?

Volevo inventare qualcosa che non c’era. Utilizzare una lingua (il cinese) come personaggio di una storia. Stabilire nuove coordinate di tempo, un tempo irregolare che segue i moti della mente, che s’inceppa con il dolore e si riattiva con la vitalità. Volevo raccontare in forma narrativa una storia che Continua a leggere

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L’annuale recita della Dante Alighieri di Auckland

Dopo Sik-Sik l’artefice magico nel 2012 e La biografia di AL che invece fu rappresentato l’anno scorso, quest’anno è il turno di un altro divertente atto unico di Saverio Siciliano, Ultimo posto disponibile, che verrà messo in scena il 1 luglio al Freemans Bay Community Centre di Auckland, in Nuova Zelanda.
Come al solito (e mi riferisco a quelli di voi che si trovano queste parti) siete tutti invitati.

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Paolo Cognetti vince il Premio Strega Giovani

Paolo Cognetti ha vinto la quarta edizione del Premio Strega Giovani con Le otto montagne (Einaudi), un libro stupendo, scritto tra le montagne e per le montagne, ma anche per tutti coloro che, come la maggior parte delle persone che vivono oggi sul  Pianeta, pensano di non poter fare a meno di droni, social network, internet e smartphone.
Cognetti scrive divinamente, con uno stile pacato ma al tempo stesso colmo di passione, semplice e insieme colto, leggero ma anche capace d’inoltrarsi nelle più inaspettate profondità, non solo delle valli e dei boschi di cui racconta, ma anche delle persone che li attraversano, sognano di farlo o se ne tengono rispettosamente a distanza.
Quando nel 2013 lo intervistai, inaugurando con lui il mio ciclo di Dieci domande a dieci scrittori/traduttori, Paolo Cognetti mi sembrò fin da subito una delle penne Continua a leggere

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Il visionario dalla benda sull’occhio

Per molti, Jack O’Neill è colui che nel 1952 fondò uno dei più famosi, diffusi e apprezzati brand nel mondo del surf. Per altri invece è l’uomo che inventò la prima muta in neoprene (in realtà l’inventore fu Hugh Bradner, dell’Università di Berkeley). Per tutti, resta un’icona che non sarà facilmente dimenticata e la cui grandezza verrà difficilmente eguagliata.
Nella breve epigrafe con cui è stata annunciata la sua morte si legge: “Jack O’Neill, surfista, amante dell’Oceano e della navigazione, pioniere della muta in neoprene, entusiasta pilota di mongolfiere e fondatore della ditta O’Neill, è venuto a mancare all’età di 94 anni a Santa Cruz, in California, per cause naturali, nella sua casa davanti alle onde dell’amata Pleasure Point beach”.
Per me Jack O’Neill non è solo un nome stampato sulla mia prima muta (quella con cui surfai le mie prime onde invernali) ma è soprattutto il simbolo di una vita piena, vissuta con quell’entusiasmo e quella passione che permettono ad alcuni uomini di realizzare i propri sogni.
Lo saluto così, con una delle immagini che lo ritraggono, lui che non amava i riflettori e si teneva sempre a distanza dalla fama che da mezzo secolo lo precedeva, per ricordare a me stesso che senza questo folle visionario dalla benda sull’occhio molte delle pagine del surf che tanto amo non sarebbero mai state scritte.

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Spazzar via la pioggia una volta per tutte

Una delle memorie più chiare che ho della mia adolescenza ha a che vedere con un tizio dai capelli lunghi e dagli occhi azzurri che canta davanti a una piccola folla di coetanei in maglietta e calzoncini. Ricordo di essere rimasto ipnotizzato davanti alla TV, preda del desiderio di mettermi a mia volta a saltare sul divano urlando, e di aver passato i pomeriggi successivi a fare zapping su Videomusic: il tizio era Kurt Cobain e la canzone, “Smell like teen spirit”, avrebbe segnato profondamente la mia generazione.
Mi riconobbi all’istante in tutto quello che rappresentava: le All Star bucate, le camice pesanti, le felpe di seconda mano, i capelli disordinati, il rifiuto di ogni versione edulcorata della realtà che il resto del mondo sembrava volerci continuamente proporre. Continua a leggere

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Dieci domande a dieci scrittori-traduttori. Il destino dell’esule che scrive: Marino Magliani

Scrittore di romanzi, racconti e sceneggiature, traduttore di autori spagnoli e ispanoamericani, conoscitore di genti, poeta del viaggio, sempre in bilico tra Italia, Olanda e Sudamerica, Marino Magliani rappresenta un unicum nel panorama letterario nostrano soprattutto per uno stile di scrittura essenziale e dal ritmo pacato e per l’amore verso storie che fanno del paesaggio, della ricerca, della lontananza e del ritorno i temi principali.

1) Comincerei da uno dei tuoi ultimi romanzi Il Creolo e la Costa, Fusta Editore, 2016, perché mi pare racchiuda in sé molte delle caratteristiche più interessanti della tua scrittura. In uno stile scarno e colmo di rimandi, ti muovi alla ricostruzione di un episodio poco chiaro nella vita dell’eroe argentino Manuel Belgrano, spostandoti tra Nuovo e Vecchio Mondo, utilizzando fatti di storia locale, epistolari e ipotesi personali, per poi fare dei luoghi, dei volti, del silenzio e del non-raccontato (il non-detto, il non-conosciuto) il centro della tua narrazione: una vera e propria indagine, che parte dall’altro per arrivare a noi stessi. Possiamo dire che la figura dello scrittore si avvicini in qualche maniera a quella del detective?

In questo caso sì, è la biografia stessa dell’autore che percorre geografie belgraniane e indaga. Sono nato in provincia di Imperia, terra del padre di Manuel Belgrano, Domenico Belgrano, che ha vissuto la sua gioventù tra Oneglia e Costa d’Oneglia, prima di emigrare in Spagna e poi in Argentina. Manuel Belgrano è il fondatore della Repubblica Argentina e creatore della bandiera. In Argentina una vera e propria icona.
L’autore si ritrova da ragazzo a Continua a leggere

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Things you might have forgotten

La letteratura è il persistere delle cose dopo che il mondo è scomparso

Baruch Spinoza

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