L’azzardo di andare a vedere cosa succederebbe se…

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Un’interessante articolo dello scrittore e accademico Tobias Stone sulle possibili conseguenze della Brexit e di un’eventuale elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti sta facendo in questi giorni il giro del mondo. Nel dubbio che nessuno abbia ancora provveduto a renderne  il contenuto accessibile al pubblico italiano, mi permetto qui di seguito di riassumerne i punti essenziali.

Nell’articolo, l’autore individua nell’ascesa di Vladimir Putin e di Donald Trump, insieme alle future conseguenze della Brexit, i segni più riconoscibili dei presupposti di una possibile nuova guerra mondiale.

Stone mette in primo luogo in evidenza le inquietanti somiglianze tra i dittatori e gli eventi che portarono alle due guerre precedenti e gli atteggiamenti di politici moderni quali Putin, Mugabe, Farage e il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti.

Malgrado le dichiarazioni di Trump di rendere nuovamente grande l’America cozzino in maniera evidente contro le Continua a leggere

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Things you might have forgotten

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Ci sono una specie di vitalità e di sacralità senza tempo nella buona scrittura. Il talento c’entra poco, è solo uno strumento (…) Non dico che senza sarei comunque in grado di dare compiutezza al mio lavoro, ma si direbbe che la grande distinzione tra l’arte che vale e l’arte ‘così così’ sia da ricercare nell’intento posto al cuore dell’arte (…) C’entra l’amore. La disciplina necessaria a far parlare quella parte di sé capace di amare anziché quella parte che vuole solo essere amata

David Foster Wallace

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Recita di fine corso alla Dante Alighieri di Auckland

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Nel 2012 avevo messo in scena Sik-Sik l’artefice magico del grande Eduardo De Filippo. Quest’anno la ricerca del testo giusto è stata più difficoltosa, ma alla fine ho trovato questo divertente atto unico di Saverio Siciliano, che poi ho dovuto modificare qua e là affinché si adattasse al mio corso di lingua e al numero degli studenti coinvolti.
Se per caso passate da Auckland il 22 maggio, siete tutti benvenuti!

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Quando un pezzo di musica viene a mancare…

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A me piacerebbe vederne una…

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Viviamo in anni di veloci (e feroci) cambiamenti. La frase oramai viene pronunciata così spesso che sta rischiando di trasformarsi a sua volta in qualcosa di diverso da quello che ha sempre e che sempre dovrebbe significare. Tutto cambia, in fin dei conti, e a sopravvivere è ogni volta quello che sa modificarsi in tempo al tempo che sta attraversando, fino a riuscire, nei migliori dei casi, a mantenere intatta l’identità di partenza mentre si propone nuovi punti d’arrivo.
Oggi questo vale anche e soprattutto per i libri in cartaceo, che l’oramai consolidata rivoluzione digitale sta relegando negli angoli più remoti delle nostre città, in piccole librerie che assomigliano sempre più ai negozi di vinili per gli appassionati di musica. Ma il mercato si modifica, alcune librerie Continua a leggere

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Dalla parte di Blu

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Ricordo, all’università, un corso di sociolinguistica.
Erano gli ultimi anni del grunge, e più mi appassionavo alla questione e più mi rendevo conto che in qualche maniera il cosiddetto consumismo aveva attivato tutta una serie di anticorpi che, nel giro di poco tempo, lo avrebbero salvato da qualcosa potenzialmente capace di distruggerne la meccanica.
I ragazzi di Seattle, all’inizio degli anni novanta, avevano cominciato a vestirsi utilizzando vecchie camice dei loro nonni, scarponcini a basso prezzo usati per girare nei boschi, cappelli di lana di seconda mano e giacconi non di marca. Da Seattle il movimento (che movimento neppure era, essendosi sviluppato in maniera spontanea e senza direttive sulle note di gruppi musicali che ai tempi sradicavano il rock dalle patinature degli anni ottanta) si sparse in tutto il mondo. Sempre più giovani dei paesi occidentali cominciarono a voltare le spalle alle grandi marche e a vestirsi riutilizzando vecchi capi appartenuti a chi li aveva preceduti. L’inizio di una rivoluzione.
Poi successe qualcosa.
Successe che i negozi di marca, i grandi brand, gli stilisti e le grandi Continua a leggere

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Noi siamo la nostra memoria

Con Umberto Eco è morto un grande sapiente, oltre che un grande semiologo e scrittore. Molto su di lui è stato, è e sarà scritto. Uno dei modi più belli per rendergli omaggio mi pare possa essere questa video-conversazione in 3 parti firmata da Davide Ferrario nel 2015, dove si discute, tra le altre cose, anche d’identità e memoria, che poi, a mio parere, è il modo migliore per parlare anche del futuro nostro, suo (per chi è credente) e di quello che ci circonda.
Che ne condividiate o meno le parole è lo stimolo alla riflessione che suscitano a renderne significativo l’ascolto facendo così di quello che siamo e che diciamo un momento unico da custodire, trasmettere, e soprattutto non smettere mai di approfondire.
Buona visione.

Parte Seconda

Parte Terza

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