Things you might have forgotten

Non è né la carne né il sangue ma è il cuore che ci rende padri e figli (Schiller)

Annunci
Pubblicato in Things you might have forgotten | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Good bye Anthony.

Anthony Bourdain l’ho conosciuto grazie allo show televisivo The Layover  (traduzione letterale, Lo scalo, nella versione italiana Tutto in 24 ore) che ancora oggi considero uno dei programmi di viaggio/cultura(soprattutto culinaria)&società, più riusciti di sempre.
Malgrado l’apparente semplicità del format – cosa fare e dove andare nelle 24 ore di uno scalo in una qualche grande città del mondo – è la voce di Anthony e la sua maniera inimitabile di sviluppare potenzialità e contenuti a fare di ogni puntata un’opera d’interessante originalità e d’inaspettata forza narrativa: i tradizionali monumenti e i siti turistici restano sullo sfondo, recitando la parte che comunque ricoprirebbero nella quotidianità degli abitanti del luogo, e al loro posto diventano protagonisti i locali (ristoranti, bar, chioschetti, luoghi di ritrovo…) dove si sviluppa, freme, ribolle, sopravvive, si trascina, soffre e talvolta germoglia e si rinnova l’esistenza cittadina.
Indefesso viaggiatore, abituato a scendere e salire su ogni tipo di mezzo motorizzato o meno, dotato di quella rara capacità di connettersi e di parlare con le persone che incontra, soprattutto gente di strada con un passato oscuro e un grande amore per la vita, Continua a leggere

Pubblicato in Brevi | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Things you might have forgotten.

Si finisce sempre per dire qualcosa di vero, parlando.

Pubblicato in Things you might have forgotten | Lascia un commento

E io sono una di esse.

E’ morto Philip Roth, un autore che ho imparato ad amare colpevolmente in ritardo, a trent’anni suonati, quando ho deciso, quasi per caso e con poca convinzione, di cominciare a leggere Pastorale americana. Da quel momento in poi, a Roth ho invidiato soprattutto la capacità di spingere il racconto oltre la storia narrata, per rendere l’America qualcosa di diverso dal sogno in cui tutti speravamo di risvegliarci – rivelando in maniera forse unica l’ossimoro per eccellenza dell’american dream – senza però farci mai smettere di continuare a sognarla.
La maniera migliore per celebrarlo mi pare sia quella di lasciar parlare la sua voce attraverso uno dei suoi più famosi incipit, che poi, e qui sta ancora una volta la grandezza del suo scrivere, non ho mai potuto fare a meno di leggere anche come uno splendido esempio di finale.

«Cominciò stranamente. Ma poteva forse esserci un altro inizio? Si dice che tutte le cose sotto il sole cominciano “stranamente” e finiscono “stranamente” e sono strane; una rosa perfetta è “strana”, proprio come una rosa imperfetta, e come la rosa di normalissimo colore e gradevolezza che cresce nel giardino del vicino. Conosco quella prospettiva da cui ogni cosa appare terrificante e misteriosa. Rifletti sull’eternità, considera, se ne sei capace, l’oblio, e tutto diventa un portento. Eppure in assoluta umiltà io dico che certe cose sono più straordinarie di altre e che io sono una di esse».

(Il seno, titolo originale The Breast 1972)

Pubblicato in Brevi | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Sotto la grande nuvola bianca

Sotto la grande nuvola bianca.
(Un ciclo di brevi excursus su passato, presente e futuro della Nuova Zelanda e dei suoi abitanti)

Il Trattato di Waitangi

Si racconta che osservando l’arrivo dell’ennesimo vascello inglese nella baia di Wellington, un capo maori guardò l’orizzonte e chiese all’inviato del governo britannico se l’intera popolazione della Gran Bretagna si stesse trasferendo in Nuova Zelanda.
L’aneddoto non trova conferma nei documenti ufficiali ma la dice lunga su come la percezione dei maori nei confronti dei coloni anglosassoni andò cambiando all’indomani della firma del Trattato di Waitangi, che sanciva la nascita della nazione neozelandese e il suo passaggio sotto il controllo della Corona inglese.
Il Trattato di Waitangi è tutt’oggi oggetto di accese discussioni tra quanti ne mettono in evidenza i caratteri di grande modernità (vi si dichiara, pur tra mille contraddizioni, il principio secondo il quale i popoli inglese e maori decidono di vivere e lavorare insieme come parte di un’unica nazione, un principio tutto sommato innovativo nel panorama coloniale della prima metà dell’Ottocento) e quanti invece ne sottolineano la componente colonialista che, al di là delle dichiarazioni di principio, condanna un popolo (quello maori) alla sottomissione nei confronti di un altro (quello inglese).
Il percorso che aveva portato alla firma del Trattato non era stato né rapido né semplice e va inquadrato in un Continua a leggere

Pubblicato in Nuova Zelanda | Contrassegnato , , , , , , , , | 1 commento

Il coraggio che ci viene richiesto per essere vivi

Ci sono voluti molti anni prima che fosse tradotto in italiano (l’unica traduzione di cui sono a conoscenza è I fratelli cuordileoneSalani, Milano, 2000, di F. Onesti) ed è un peccato, perché Bröderna Lejonhjärta (in inglese: The Brothers Lionheart) della scrittrice Astrid Lindgren e classico della letteratura nordeuropea, è una di quelle rare storie che riescono a parlare con grande semplicità e con schiacciante chiarezza del mistero della morte – e di conseguenza di quello della vita – attraverso temi altrettanto difficili quali quelli del coraggio, dell’amore fraterno, della fiducia e del tradimento, e facendo della scena culminante, una sorta di duplice suicidio, un atto d’amore nei confronti del quale come lettori non possiamo che provare un senso d’illuminante empatia.
E forse è anche questo che si sono dovuti aspettare ben ventisette anni prima che una traduzione in italiano venisse alla luce: ovvero la presenza, in un romanzo per adolescenti (ma in realtà adattissimo anche agli adulti) di un tema con cui la letteratura nordeuropea fa i conti da sempre ma che è spesso tenuto prudentemente a distanza in quella nostrana.
Chiariamoci: questo non è un romanzo sul suicidio, ma una storia nella quale compare anche un suicidio, trattato però dall’autrice svedese in una maniera che non condanna né assolve, né giustifica né cerca di farlo ma, più semplicemente, racconta.
La storia è quella di due fratelli, Jonathan e Karl (soprannominato, nella versione italiana, ‘Briciola’), l’uno bello, sano e coraggioso, l’altro malato e all’apparenza pusillanime, che dopo la morte passeranno di avventura in avventura, da un aldilà all’altro, in una sorta di percorso formativo e purificatore che li porterà a contatto col cuore caldo e pulsante della vita.
Da sempre impegnata nella difesa dei diritti dei bambini e degli animali, conoscitrice dell’umana sofferenza e del Continua a leggere

Pubblicato in Tv series, movies, books & co, Uncategorized | Contrassegnato , , , , , | 2 commenti

Educazione sentimentale

Un bel post di Stefanie Golisch, parte del ciclo Educazione sentimentale promosso da LaPoesiaELoSpirito e incentrato sui libri, o sul libro, che hanno contribuito in maniera determinante a farci diventare quello che siamo.
Ripercorrendo in una serie di paragrafi momenti della sua vita legati a letture, personaggi, titoli e autori, Stefanie ci conduce in una piccola recherche fatta di memorie, brevi speranze, inaspettate delusioni e su tutto un grande amore per la carta stampata. Un omaggio incondizionato alla vita e alla letteratura che sa raccontarcela.
Qui di seguito ne riporto un paio di estratti, invitandovi a leggere il post completo QUI.

    • Leggere era ed è tuttora il mio modo di stare nel mondo. Ho bisogno della presenza dei libri ovunque io sia, come oggetti, amici, protettori. Mi piace il loro aspetto, il loro formato relativamente piccolo, mi piace toccare la carta e mi piace il loro odore, in particolare quando sono vecchi, vissuti, consunti. Quando, oltre a raccontare una storia, essi stessi sono diventati una storia, non raccontata, soltanto intuibile.
    • Accarezzare un gatto di carta, sentire un profumo di viole che non sono cresciute su nessun prato. Diventare un bacio, il vento che sfiora il viso di colei che attraversa la notte correndo. Perdere la giusta distanza, smarrirsi in vite che non sono la propria, rendersi indifesi, abbandonarsi. Difendere il mondo contro il mondo, se stessi contro se stessi. Trascorrere un pomeriggio ozioso in un salotto a Mosca, passeggiare verso sera su un grande boulevard parigino e contemporaneamente nella neve alta di un freddo inverno giapponese. Confondersi e, improvvisamente, riconoscersi. Quella frase che è la mia frase, che qualcuno ha formulato proprio per me.
    • Posso amare un autore per l’imponente edificio della sua opera, ma anche, a volte, per una frase sola, un tono particolare, o per il bellissimo vestito di seta verde chiaro che fa portare alla sua signora in un certo pomeriggio d’agosto dell’anno 1867. Non ero presente, che peccato, quel pomeriggio, ma ci sono ora ad aspettare insieme a lei l’arrivo del suo amante, un uomo bello, ma inaffidabile che non può che condurla alla sua rovina.
      Non importa. Se fossi lei, farei la stessa cosa. Così come lei mi apre il suo cuore, io le apro il mio. In uno spazio immaginario stiamo una accanto all’altra e la futura rovina – la sua, la mia – in questo momento non può nulla contro la nostra impaziente complicità.
Pubblicato in Brevi | Contrassegnato , , | 2 commenti