Un’educazione sentimentale

Tempo fa il mitico Sparz ha chiesto ai redattori di LPELS di scrivere un post sulla propria Educazione Sentimentale. Questo qui di seguito è il mio contributo.

Cominciò il giorno in cui mio padre tornò a casa con I pirati della Malesia sottobraccio.
Il celebre romanzo di Salgari era in vendita dal suo giornalaio di fiducia e non aveva resistito alla tentazione di comprarmelo. È il primo, chiaro ricordo che ho di un regalo. Ci scrisse sopra una dedica: A Matteo, con affetto, papà. D.O.C. dimenticandosi di aggiungere la data. Così ogni volta che lo riprendo tra le mani la mia ricerca del tempo perduto arranca tra dettagli chiarissimi ma di scarsa utilità (cosa intendeva poi con quel D.O.C?) quali l’emozione di possedere il mio primo libro “da adulto” e le due righe iniziali “Mastro Bill, dove siamo?” “In piena Malesia, mio caro Kammamuri”, infine mia madre che mi chiama per andare a tavola, risvegliandomi da un viaggio che avrebbe continuato ad accompagnarmi negli anni a seguire. “Dov’eri finito?” mi chiese non appena entrai in cucina.
“In Malesia” risposi chinandomi con aria da furfante sul piatto.
Resta il mistero di quanti anni avessi.
L’unica memoria certa (la mia seconda, vividissima immagine) è la reazione che ebbe la maestra quando gli fu riferito cosa stavo leggendo. Disse che Continua a leggere

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Luckiest man in the World

“I have been one of the luckiest man in the World” così fino a qualche giorno fa si definiva Stan Lee, la notizia della cui morte, avvenuta all’età di 95 anni, sta facendo in queste ore il giro del mondo.
Fumettista, editore, produttore cinematografico e televisivo, Stan Lee ha lasciato un’impronta nell’immaginario del mondo occidentale paragonabile solo a quella di Walt Disney, anche se rispetto al connazionale statunitense la sua fama rimane, e forse rimarrà per sempre, circoscritta ai soli amanti del fumetto.
Soprannominato L’Uomo (The Man) e Il Sorridente (The Smilin’) Stan Lee fu il primo ad introdurre, insieme a diversi disegnatori e co-creatori (Jack Kirby  e Steve Steve Ditko in particolare) la figura del “supereroe con superproblemi” umanizzando una categoria dell’immaginario post-war che fino a quel momento era stata caratterizzata esclusivamente da personaggi perfetti e bidimensionali (uno su tutti: Superman).
Stan Lee ideò la famiglia dei Fantastici Quattro (1961) e grazie alla sua fervente immaginazione videro la luce  Hulk (1962), Thor (1962), Iron Man (1963), gli X-Men (1963), Daredevil, 1964) e il Dottor Strange (1963), per non dimenticare uno dei personaggi Marvel di maggior successo, l’Uomo Ragno (1962).
Fu proprio grazie a Lee che la Marvel si trasformò da piccola casa editrice in multinazionale dell’intrattenimento su scala mondiale.
Ma il mio personaggio preferito, quello per cui ringrazierò sempre la fervida fantasia di Lee e dei suoi collaboratori, è senza dubbio Silver Surfer, in cui la sofferta umanità dei supereroi Marvel raggiunge apici insuperati.
Ideato grazie al fondamentale contributo di Jack Kirby, colui che di fatto lo disegnò per primo, Silver Surfer divenne in poco tempo il personaggio preferito di Lee: un moderno Prometeo, un surfista della galassia che cerca una ragione per continuare a vivere in un universo infinito ma privo di risposte.
Ed è proprio così che mi raffiguro Stan Lee in questo momento, dopo aver letto la notizia della sua morte: seduto sul bordo di qualche sistema solare col sorriso in faccia e l‘ottimismo che lo contraddistingueva a spingerlo ad andare sempre avanti, ma con nascosta dentro l’anima quella nebulosa di domande che fa dei suoi personaggi – e oggi, possiamo dirlo, anche di tutti noi – supereroi vulnerabili alle prese col mistero di una vita che continua a sfuggirci.

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Io sono El Diablo

Una periferia di Bologna inusuale, che sembra una sorta di landa pasoliniana dai toni apocalittici, un po’ deserto australiano e un po’ ritratto iperrealistico dell’Italia e dell’Europa contemporanei, e al suo interno l’Inglese, un finto clochard col volto coperto di cicatrici e una benda nera a coprirgli l’occhio destro, che come molti anni prima di fronte all’Ayers Rock (una storia che fa capolino in questo romanzo solo nei termini di rari flash back) prova “il desiderio irresistibile di entrare nel territorio desertico, e marciare senza fermarsi fino alle profondità del nulla”.
Poi l’incontro con una giovane albanese, Violeta, il cui passato è avvolto come quello dell’Inglese in un mistero intricato, sembra rimettere tutto in gioco: riportare in vita fantasmi che si pensavano sconfitti e aprire squarci su un futuro in cui non si vuole ancora rinunciare a credere.
Il tutto intriso di violenza feroce ed istanti di poesia, riflessioni inaspettate, dialoghi scarni, disperazione, crudo realismo limato con sapienza da slanci di forte immaginazione narrativa, come quando l’Inglese ripercorre gli anni della sua infanzia in un castello della Cornovaglia o nell’episodio in cui la chiave di lettura di una giornata come tante è offerta da un ricordo che si credeva dimenticato.
Nel romanzo Io sono El Diablo (Fanucci Editore, collana Neroitaliano) Mauro Baldrati mescola ingredienti diversi – stile pulp, atmosfere da graphic-novel e crime-fiction da una parte, realismo da reportage ed inquietanti incursioni nel traffico di giovani vite umane dall’altra – muovendosi con agilità tra Continua a leggere

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Things you might have forgotten

The inferno of the living is not something that will be; if there is one, it is what is already here, the inferno where we live every day, that we form by being together. There are two ways to escape suffering it. The first is easy for many: accept the inferno and become such a part of it that you can no longer see it. The second is risky and demands constant vigilance and apprehension: seek and learn to recognise who and what, in the midst of the inferno, are not inferno, then make them endure, give them space.
(Italo Calvino, Invisible Cities)

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e approfondimento continui: cercare e sapere riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
(Italo Calvino, Le città invisibili)

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Dante’s annual play

Nel 2012 misi in scena Sik-Sik l’artefice magico del grande Eduardo De Filippo mentre nel 2016 e nel 2017 è stata la volta de La biografia di AL e di Ultimo posto disponibile di Saverio Siciliano.
Il titolo di quest’anno è Funerale all’italiana , un atto unico molto divertente (adattato dall’originale copione “Estateinnero” di Valerio Di Priamo) che verrà rappresentato domenica 22 luglio al Freemans Bay Community Centre di Auckland, in Nuova Zelanda, alle 17.30.
Come al solito (e mi riferisco a quelli di voi che si trovano queste parti) siete tutti invitati!

       

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Things you might have forgotten

Fare arte, per me, non è una forma di intrattenimento. Ma una pratica civile. Edoardo Bennato

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Things you might have forgotten

Non è né la carne né il sangue ma è il cuore che ci rende padri e figli (Schiller)

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