Things you might have forgotten

La Nellie, una iolla da crociera, girò sull’ancora senza il minimo fluttuare delle vele e si fermò. La marea si era alzata, il vento era quasi calmo e, poiché dovevamo discendere il fiume, non ci restava che fermarci all’ancora e attendere il riflusso. 
L’ultimo tratto del Tamigi si stendeva davanti a noi come il principio di un interminabile corso d’acqua. Al largo, cielo e mare erano saldati senza una giuntura e nello spazio luminoso le vele conciate delle barche che salivano con la marea sembravano immobili fastelli rossi di tele appuntite tra luccicori di aste verniciate.
(Joseph Conrad, Cuore di tenebra)

[The Nellie, a cruising yawl, swung to her anchor without a flutter of the sails, and was at rest. The flood had made, the wind was nearly calm, and being bound down the river, the only thing for it was to come to and wait for the turn of the tide. The sea–reach of the Thames stretched before us like the beginning of an interminable waterway. In the offing the sea and the sky were welded together without a joint, and in the luminous space the tanned sails of the barges drifting up with the tide seemed to stand still in red clusters of canvas sharply peaked, with gleams of varnished sprits.]

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Sotto la grande nuvola bianca #3 (Tāne Mahuta)

Sotto la grande nuvola bianca.
(Un ciclo di brevi excursus su passato, presente e futuro della Nuova Zelanda e dei suoi abitanti

Il Re della Foresta: Tāne Mahuta

Una camminata di pochi minuti all’interno del parco naturale di Waipoua, nella più grande foresta pluviale ancora intatta nell’Isola del Nord della Nuova Zelanda, e ci si trova davanti a Tāne Mahuta, un gigante di 51,5 metri, con una circonferenza del tronco di 13,77 metri, il più grande esemplare di albero kauri sopravvissuto al disboscamento seguito alla colonizzazione europea.
Nella mitologia maori Tāne è il dio della foresta e degli uccelli, il figlio di Ranginui (Padre Cielo) e Papatūanuku (Madre Terra), nonché colui che avrebbe dato origine al genere umano.
Con un’età stimata di circa 2000 anni, Tāne Mahuta è il più maestoso albero kauri al mondo, attualmente protetto, insieme col resto del parco e con Te Matua Ngahere, il suo vicino di 30 metri d’altezza (età stimata, tra i 2500 e i 3000 anni), dal Dipartimento della Conservazione della Nuova Zelanda.
Come le sequoie in California, i kauri appartengono alla famiglia delle conifere e un tempo costituivano una riserva illimitata di legno per il popolo maori che li utilizzavano per costruire waka (grandi canoe lunghe fino a 40 metri), realizzare sculture ed elevare abitazioni, oltre che per Continua a leggere

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Diffondendo aroha.

Se l’identità di un individuo o di una comunità non viene definita da quello che gli succede ma dalla maniera in cui reagisce a quanto gli è accaduto, la Nuova Zelanda sta dimostrando ancora una volta di essere una nazione a cui guardare quando si pensa alle sfide che un mondo sempre più globalizzato, multietnico, multiculturale e multireligioso presenterà negli anni a venire.
All’indomani del vigliacco atto terroristico che ha portato alla morte di cinquanta fedeli islamici (uomini, donne e bambini) riuniti in due differenti moschee della città di Christchurch per la tradizionale preghiera del venerdì, l’intera nazione sta reagendo con stupefacente partecipazione e con un toccante e sorprendente senso di appartenenza.
Da una parte la prima ministra Jacinda Arden si è recata a portare conforto e solidarietà alla Continua a leggere

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Lasciare L’Isola Che Non C’è

È importante chiarire subito una cosa: Leaving Neverland, il documentario prodotto da Channel 4 e da HBO, e diretto dal regista britannico Dan Reed, con protagonisti Wade Robson e James Safechuck, non è un’investigazione con al centro della propria indagine Michael Jackson (come invece potrebbe apparire ad una prima, superficiale analisi).
È invece un’inchiesta che vuole mostrare nei minimi dettagli il funzionamento psicologico di un adescamento, ovvero un’opera che, nelle parole del regista stesso, vuol far vedere “come un abuso sessuale ai danni dei bambini si pianifica, si sviluppa, si evolve e si verifica, e le conseguenze che comporta a lungo termine nelle vite delle sue vittime e delle loro famiglie”.
È anche importante chiarire subito una seconda cosa: Leaving Neverland è senza dubbio un’opera a senso unico, un’inchiesta in cui non si dà volutamente spazio alla controparte (Jackson e i suoi difensori) per concentrarsi unicamente, e con maniacale insistenza, sulla ricostruzione degli eventi fatta dalle Continua a leggere

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Il tipo di mondo in cui vogliamo vivere

Quando a scuola arriva il momento di studiare la Guerra Civile Spagnola, combattuta dal 1936 al 1939 tra i nazionalisti del futuro dittatore Francisco Franco e le forze di volontari democratici, repubblicani, socialisti e comunisti, non solo spagnoli ma di tutta Europa, non c’è manuale di Storia che non sottolinei il coraggio e lo spirito civile e democratico che spinse giovani di varia provenienza e nazionalità ad opporsi in maniera concreta, e a rischio della propria vita, alla diffusione del nazi-fascismo nel mondo.
A chi ha combattuto e combatte oggi una lotta simile contro le forze antidemocratiche ed ottenebranti dell’Isis non viene riconosciuto il medesimo ruolo.
Invito tutti a leggere la breve striscia di Zerocalcare qui di seguito e  informarsi in maniera più approfondita sull’argomento per decidere in maniera libera, e il più possibile scevra da qualunque forma di ideologia, in quale tipo di mondo vogliamo vivere.

 

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Sotto la grande nuvola bianca #2 (Frank Sargeson)

Sotto la grande nuvola bianca.
(Un ciclo di brevi excursus su passato, presente e futuro della Nuova Zelanda e dei suoi abitanti)

20095

Un autore neozelandese: Frank Sargeson

Quasi sconosciuta in Italia, la storia della letteratura neozelandese annovera tra le sue fila molti autori interessanti, che in diverse maniere, e con stili ed approcci spesso contrapposti, hanno dato vita ad una produzione poliedrica e sotto molti punti di vista unica al mondo.
Da una parte personalità quali Janet Frame (autrice complessa dalla tribolata esistenza, a lungo rinchiusa in un ospedale psichiatrico, fu salvata dalla lobotomia grazie all’inaspettato successo della sua opera prima e venne poi candidata per ben due volte al Nobel per la letteratura), Patricia Grace (che con la raccolta di racconti Waiariki divenne la prima donna Maori a pubblicare in lingua inglese ed è ad oggi considerata una figura centrale della letteratura mondiale del secolo scorso), Keri Hulme (il cui romanzo The Bone People vinse nel 1985 il Continua a leggere

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Un’educazione sentimentale

Tempo fa il mitico Sparz ha chiesto ai redattori di LPELS di scrivere un post sulla propria Educazione Sentimentale. Questo qui di seguito è il mio contributo.

Cominciò il giorno in cui mio padre tornò a casa con I pirati della Malesia sottobraccio.
Il celebre romanzo di Salgari era in vendita dal suo giornalaio di fiducia e non aveva resistito alla tentazione di comprarmelo. È il primo, chiaro ricordo che ho di un regalo. Ci scrisse sopra una dedica: A Matteo, con affetto, papà. D.O.C. dimenticandosi di aggiungere la data. Così ogni volta che lo riprendo tra le mani la mia ricerca del tempo perduto arranca tra dettagli chiarissimi ma di scarsa utilità (cosa intendeva poi con quel D.O.C?) quali l’emozione di possedere il mio primo libro “da adulto” e le due righe iniziali “Mastro Bill, dove siamo?” “In piena Malesia, mio caro Kammamuri”, infine mia madre che mi chiama per andare a tavola, risvegliandomi da un viaggio che avrebbe continuato ad accompagnarmi negli anni a seguire. “Dov’eri finito?” mi chiese non appena entrai in cucina.
“In Malesia” risposi chinandomi con aria da furfante sul piatto.
Resta il mistero di quanti anni avessi.
L’unica memoria certa (la mia seconda, vividissima immagine) è la reazione che ebbe la maestra quando gli fu riferito cosa stavo leggendo. Disse che Continua a leggere

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