Dante’s annual play

Nel 2012 misi in scena Sik-Sik l’artefice magico del grande Eduardo De Filippo mentre nel 2016 e nel 2017 è stata la volta de La biografia di AL e di Ultimo posto disponibile di Saverio Siciliano.
Il titolo di quest’anno è Funerale all’italiana , un atto unico molto divertente (adattato dall’originale copione “Estateinnero” di Valerio Di Priamo) che verrà rappresentato domenica 22 luglio al Freemans Bay Community Centre di Auckland, in Nuova Zelanda, alle 17.30.
Come al solito (e mi riferisco a quelli di voi che si trovano queste parti) siete tutti invitati!

       

Annunci
Pubblicato in Brevi | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Things you might have forgotten

Fare arte, per me, non è una forma di intrattenimento. Ma una pratica civile. Edoardo Bennato

Pubblicato in Things you might have forgotten | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Things you might have forgotten

Non è né la carne né il sangue ma è il cuore che ci rende padri e figli (Schiller)

Pubblicato in Things you might have forgotten | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Good bye Anthony.

Anthony Bourdain l’ho conosciuto grazie allo show televisivo The Layover  (traduzione letterale, Lo scalo, ma nella versione italiana Tutto in 24 ore) che ancora oggi considero uno dei programmi di viaggio/cultura(soprattutto culinaria)&società, più riusciti di sempre.
Malgrado l’apparente semplicità del format – cosa fare e dove andare nelle 24 ore di uno scalo in una qualche grande città del mondo – è la voce di Anthony e la sua maniera inimitabile di sviluppare potenzialità e contenuti a fare di ogni puntata un’opera d’interessante originalità e d’inaspettata forza narrativa: i tradizionali monumenti e i siti turistici restano sullo sfondo, recitando la parte che comunque ricoprirebbero nella quotidianità degli abitanti del luogo, e al loro posto diventano protagonisti i locali (ristoranti, bar, chioschetti, luoghi di ritrovo…) dove si sviluppa, freme, ribolle, sopravvive, si trascina, soffre e talvolta germoglia e si rinnova l’esistenza cittadina.
Indefesso viaggiatore, abituato a scendere e salire su ogni tipo di mezzo motorizzato o meno, dotato di quella rara capacità di connettersi e di parlare con le persone che incontra, soprattutto gente di strada con un passato oscuro e un grande amore per la vita, Continua a leggere

Pubblicato in Brevi | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Things you might have forgotten.

Si finisce sempre per dire qualcosa di vero, parlando.

Pubblicato in Things you might have forgotten | Lascia un commento

E io sono una di esse.

E’ morto Philip Roth, un autore che ho imparato ad amare colpevolmente in ritardo, a trent’anni suonati, quando ho deciso, quasi per caso e con poca convinzione, di cominciare a leggere Pastorale americana. Da quel momento in poi, a Roth ho invidiato soprattutto la capacità di spingere il racconto oltre la storia narrata, per rendere l’America qualcosa di diverso dal luogo in cui tutti speravamo di risvegliarci – rivelando in maniera forse unica l’ossimoro per eccellenza dell’american dream – senza però farci mai smettere di continuare a sognarla.
La maniera migliore per celebrarlo mi pare sia quella di lasciar parlare la sua voce attraverso uno dei suoi incipit più famosi, che poi, e qui sta ancora una volta la grandezza del suo scrivere, non ho mai potuto fare a meno di considerare anche uno splendido esempio di finale.

«Cominciò stranamente. Ma poteva forse esserci un altro inizio? Si dice che tutte le cose sotto il sole cominciano “stranamente” e finiscono “stranamente” e sono strane; una rosa perfetta è “strana”, proprio come una rosa imperfetta, e come la rosa di normalissimo colore e gradevolezza che cresce nel giardino del vicino. Conosco quella prospettiva da cui ogni cosa appare terrificante e misteriosa. Rifletti sull’eternità, considera, se ne sei capace, l’oblio, e tutto diventa un portento. Eppure in assoluta umiltà io dico che certe cose sono più straordinarie di altre e che io sono una di esse».

(Il seno, titolo originale The Breast 1972)

Pubblicato in Brevi | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Sotto la grande nuvola bianca

Sotto la grande nuvola bianca.
(Un ciclo di brevi excursus su passato, presente e futuro della Nuova Zelanda e dei suoi abitanti)

Il Trattato di Waitangi

Si racconta che osservando l’arrivo dell’ennesimo vascello inglese nella baia di Wellington, un capo maori guardò l’orizzonte e chiese all’inviato del governo britannico se l’intera popolazione della Gran Bretagna si stesse trasferendo in Nuova Zelanda.
L’aneddoto non trova conferma nei documenti ufficiali ma la dice lunga su come la percezione dei maori nei confronti dei coloni anglosassoni andò cambiando all’indomani della firma del Trattato di Waitangi, che sanciva la nascita della nazione neozelandese e il suo passaggio sotto il controllo della Corona inglese.
Il Trattato di Waitangi è tutt’oggi oggetto di accese discussioni tra quanti ne mettono in evidenza i caratteri di grande modernità (vi si dichiara, pur tra mille contraddizioni, il principio secondo il quale i popoli inglese e maori decidono di vivere e lavorare insieme come parte di un’unica nazione, un principio tutto sommato innovativo nel panorama coloniale della prima metà dell’Ottocento) e quanti invece ne sottolineano la componente colonialista che, al di là delle dichiarazioni di principio, condanna un popolo (quello maori) alla sottomissione nei confronti di un altro (quello inglese).
Il percorso che aveva portato alla firma del Trattato non era stato né rapido né semplice e va inquadrato in un Continua a leggere

Pubblicato in Nuova Zelanda | Contrassegnato , , , , , , , , | 1 commento