In movimento verso la città

Nell’anno in cui il digitale scavalca il cartaceo (perlomeno a copertina rigida e per ora solo negli Stati Uniti) anche in Italia si assiste a un crescente interesse nei confronti del formato ebook, e sono sempre più numerose le case editrici che (nella maggior parte dei casi forse ancora troppo timidamente) fanno ricorso a quella che con ogni probabilità sarà la corsia preferenziale dell’editoria del XXI secolo.
Certo il mercato editoriale italiano vive di anomalie endemiche e arcinote, quali il ritardo costante e oramai fisiologico rispetto ai cambiamenti che si verificano da anni nei mercati editoriali esteri, una media di lettori tra le più basse d’Europa (tre libri l’anno per persona, ma la percentuale di chi non ne legge nemmeno uno è altissima), lo strapotere dei grandi gruppi editoriali e un sistema di distribuzione (che poi, lo ricordiamo: è quello che davvero stabilisce il successo o l’insuccesso di un’opera) che applica da tempo una sorta di genocidio diffuso nei confronti delle minoranze, siano essi autori o piccoli editori.
Il futuro del libro e della libera editoria (e cosa forse ancora più importante dei potenziali scrittori che faticano a emergere e delle storie che il cartaceo si rifiuta di pubblicare) potrebbe quindi essere legato, soprattutto in Italia, allo sviluppo e alla diffusione del libro elettronico.
Anche alla luce di questo, ovvero di mondi che si confrontano come se fossero generazioni e di generazioni che cercano una propria via alla sopravvivenza in un mondo al collasso, mi pare si possa leggere il racconto Tanatosi di Antonio Paolacci, pubblicato appunto in formato digitale da Perdisa Pop e disponibile su Internet Bookshop, BookRepublic e Amazon.it.
Oltre che essere l’editor coraggioso di Perdisa Pop, Paolacci è anche autore raffinato e capace, e con questa tanatosi ci offre una sorta di favola allegorica ricca di suggestioni e di richiami, che contiene in sé quella rara caratteristica che fa di un racconto una storia dal valore universale: ovvero la capacità di costruirsi su dettagli che si aprono ogni volta a scenari più ampi e che rimandano continuamente al significato generale dell’opera che li continene.
Il titolo stesso, col suo riferimento al comportamento difensivo adottato da certi animali (e, talvolta, anche dagli uomini) di fingersi morti per sfuggire a una situazione di pericolo, ne è forse l’esempio più evidente: in una sorta di mise en abyme velata, questa strategia di sopravvivenza torna più volte nel corso della storia in forme e maniere differenti: nell’insetto a cui il titolo si richiama, nella scelta di un vecchio padre che si è autoesiliato dalla società e, con finalità addirittura opposte, nell’incontro notturno del giovane protagonista con un lupo.
Paolacci moltiplica le immagini donando loro ogni volta un senso diverso e sembra dirci che non c’è ricerca che non nasca da una scelta e non c’è scelta che non implichi un confronto: con se stessi, con chi ci ha preceduto, con chi ci sta accanto e con chi si è preso il diritto di decidere quello che seguirà.
Questo confronto, che poi come già si è detto è in primo luogo generazionale (centro della narrazione è infatti l’incontro tra un figlio e un padre) è anche un confronto tra uomo e natura, e tra campagna e città, e, all’interno della città, tra forze sociali e modelli culturali. Ma il tutto delineato senza che il racconto esaurisca in sé il tema, quasi come in un accenno preciso e dettagliato che rimanda sempre a quel contesto più ampio di cui si parlava in precedenza: è in fondo al lettore, al suo potere d’interprete e agente attivo di una storia come del mondo in cui vive che fa riferimento Paolacci, quasi a dirci che un atto di rivolta è in primo luogo un atto di ridefinizione di sé: come uomini, come culture, come scrittura, come editoria.
Ecco, non entrerò nei dettagli. La storia è lì: trovatela, cliccatela, scaricatela, leggetela.
Quello che vi dirò è che non è un caso – almeno non per me – che questo racconto di ricerca e di forza delle scelte sia uscito in ebook: c’è chi sta già tornando dall’incontro col padre, a quanto pare.
E ha cominciato a guidare verso la città.

(P.s.Il significato di questa frase lo capirete dopo aver letto la storia.)

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