Sotto la grande nuvola bianca

Sotto la grande nuvola bianca.
(Un ciclo di brevi excursus su passato, presente e futuro della Nuova Zelanda e dei suoi abitanti)

Il Trattato di Waitangi

Si racconta che osservando l’arrivo dell’ennesimo vascello inglese nella baia di Wellington, un capo maori guardò l’orizzonte e chiese all’inviato del governo britannico se l’intera popolazione della Gran Bretagna si stesse trasferendo in Nuova Zelanda.
L’aneddoto non trova conferma nei documenti ufficiali ma la dice lunga su come la percezione dei maori nei confronti dei coloni anglosassoni andò cambiando all’indomani della firma del Trattato di Waitangi, che sanciva la nascita della nazione neozelandese e il suo passaggio sotto il controllo della Corona inglese.
Il Trattato di Waitangi è tutt’oggi oggetto di accese discussioni tra quanti ne mettono in evidenza i caratteri di grande modernità (vi si dichiara, pur tra mille contraddizioni, il principio secondo il quale i popoli inglese e maori decidono di vivere e lavorare insieme come parte di un’unica nazione, un principio tutto sommato innovativo nel panorama coloniale della prima metà dell’Ottocento) e quanti invece ne sottolineano la componente colonialista che, al di là delle dichiarazioni di principio, condanna un popolo (quello maori) alla sottomissione nei confronti di un altro (quello inglese).
Il percorso che aveva portato alla firma del Trattato non era stato né rapido né semplice e va inquadrato in un contesto storico fatto di grandi rivalità, sia politiche che economiche, in particolare tra Gran Bretagna, Francia e Paesi Bassi, nazioni impegnate nella conquista di nuovi territori in aree del mondo in buona parte ancora da mappare.
I primi ad arrivare erano stati gli olandesi di Abel Tasman nel 1642, per la Compagnia Olandese delle Indie Orientali. Buona parte dell’equipaggio di Tasman venne ucciso in seguito ad incomprensioni con varie tribù maori e l’esito della missione venne mantenuto segreto per evitare insediamenti da parte della rivale Compagnia Inglese delle Indie Orientali.
James Cook arrivò in Nuova Zelanda più di un secolo dopo e procedette con la solita efficienza sia alla mappatura delle coste che allo sviluppo di rapporti commerciali con i Maori. Da quel momento in poi moltissime altre navi europee e americane cominciarono a sbarcare con una certa regolarità sulle isole, dando vita ad un proficuo commercio con i nativi: cibo, armi e utensili occidentali in cambio di permessi di stanziamento e sfruttamento delle risorse del territorio. Durante l’Ottocento, poi, ai vari bastimenti legati al commercio e a quelli connessi alla caccia alle balene, si affiancarono numerose missioni cristiane, impegnate nella conversione, in gran parte riuscita, dei nativi.
All’inizo del 1840, il modo tutto sommato caotico con cui la colonizzazione europea stava procedendo e la maniera in cui l’introduzione della patata e del moschetto stava impattando sulla società maori e sui rapporti con i coloni, convinsero il governo britannico ad inviare in Nuova Zelanda William Hobson, con la missione di reclamare la sovranità britannica attraverso un trattato con i nativi, sottraendo così le isole neozelandesi alle mire espansionistiche di nazioni quali Francia e Olanda.
D’altra parte già nel 1834 James Busby, rappresentante del governo britannico in Nuova Zelanda, aveva fatto redigere un documento conosciuto come Dichiarazione d’Indipendenza della Nuova Zelanda e firmato da 34 capi maori, che riconosceva ad una neonata Confederazione delle Tribù Unite della Nuova Zelanda (United Tribes of New Zealand) l’indipendenza e la sovranità sul proprio territorio, sotto l’autorità protettrice della Corona Inglese.
Il documento era stato controfirmato dal re d’Inghilterra Guglielmo IV e aveva parzialmente bloccato il tentativo da parte del francese Charles de Thierry di fondare un proprio stato sovrano in Nuova Zelanda.
Sotto l’abile regia di Hobson, dunque, all’alba del 5 febbraio del 1840, decine di capi Maori in rappresentanza di altrettante tribù della Nuova Zelanda, si riunirono insieme agli inviati della Corona Inglese a Waitangi, nella Baia delle Isole (Bay of Islands) nel nord del paese, per discutere un nuovo Trattato di cui erano state redatte versioni nelle due lingue, inglese e maori.
Secondo i documenti ufficiali furono circa trecento i delegati europei e maori presenti all’incontro. Il Trattato venne letto e spiegato ai nativi – che ebbero l’opportunità di parlarne – e inizialmente la maggior parte sembrò ostile al Trattato, ma il mattino successivo, dopo una notte interminabile di discussioni  intorno ai fuochi degli accampamenti, quarantatré capi in rappresentanza di altrettante tribù decisero di firmarlo.
Nei mesi successivi molte copie del Trattato vennero fatte circolare all’interno del paese per assicurarsi che raggiungesse tutte le tribù, e nel settembre del 1840 i capi che avevano accettato di firmarlo erano già saliti a 500.
La sovranità britannica sull’intera Nuova Zelanda, ad ogni modo, era già stata dichiarata da Hobson nel maggio dello stesso anno.
L’attuazione del Trattato fu seguita da una serie di conflitti che si protrassero a lungo, con da una parte le tribù che non vi avevano aderito, e dall’altra le truppe inglesi alleate con quelle che invece lo avevano firmato.
Di tali cosiddette ‘guerre maori’ parleremo in un altra sezione di questo breve ciclo; quello che qui interessa è il Trattato in sé e le componenti che lo costituiscono.
La traduzione dall’inglese al maori non fu cosa facile a causa delle grandi differenze culturali tra i due popoli ed è proprio su certi aspetti di tale traduzione che vertono alcune delle critiche più feroci che sono state portate al Trattato negli anni successivi alla sua attuazione.
Da una parte infatti il Trattato di Waitangi è considerato un documento di grande modernità, perché rappresenta comunque un profondo cambiamento rispetto alle precedenti modalità di penetrazione e controllo che caratterizzavano il colonialismo occidentale (basti pensare a quello che era accaduto e stava ancora accadendo in America, Africa e Australia): esso infatti attesta una sorta di condivisione dell’autorità, qualcosa di simile ad un ‘partenariato’ congiunto tra inglesi e maori, volto alla creazione di una nuova nazione. Hobson stesso dichiarava, dopo ogni firma, “He iwi tahi tatou” (“Adesso siamo un solo popolo”).
Nondimeno alcune imprecisioni nella traduzione (o, per essere più chiari, certe fondamentali discrepanze tra la versione inglese e quella maori) hanno fatto sollevare fin dal principio numerosi dubbi sulle buone intenzioni che sembravano animarlo.
Le relazioni tra coloni e nativi, fino all’introduzione del Trattato (e ad onor del vero anche dopo) erano state tutto sommato pacifiche in forza dei fiorenti rapporti commerciali tra maori e occidentali e dei numerosi matrimoni misti che ne erano seguiti. Malgrado questo, però, il costante aumento della penetrazione coloniale aveva portato a una richiesta sempre maggiore di terra da parte degli europei, con conseguenti incomprensioni e strascichi che alle volte avevano avuto ripercussioni anche violente. Nella cultura maori infatti non esisteva né il concetto di proprietà né quello di vendita della stessa. La terra, per i Maori, non era soltanto una risorsa economica ma anche un elemento fondamentale dell’identità di una tribù o di un gruppo di tribù, in virtù della connessione che rappresentava con i propri antenati. Di conseguenza, essa veniva condivisa tra coloro che vi abitavano, e il loro utilizzo veniva concesso ai coloni senza che questo ne prevedesse il possesso.
Proprio sul principio di proprietà vertono appunto gran parte delle critiche al Trattato e la domanda alla quale da un secolo e mezzo si sta ancora tentando di rispondere: si tratta davvero di un documento di rilevante modernità o di una fregatura camuffata da principi di uguaglianza e collaborazione?
Negli ultimi cinquant’anni, ci sono stati numerosissimi studi che hanno evidenziato le disparità tra la versione inglese e quella maori. Essendo questo il documento fondativo della Nuova Zelanda, il Trattato di Waitangi non smette di costituire un argomento di grande attualità al quale recentemente la NZSTI (la Società Neozelandese dei Traduttori e degli Interpreti) ha dedicato un’interessante pubblicazione, The Treaty Times Thirty, nella quale compare la sua traduzione in trenta differenti lingue.
Qui di seguito vi propongo una piccola gemma, ovvero la traduzione in italiano nelle due versioni, maori e inglese, fatta con grande abilità da Alessandra Di Marco, Francesca Benocci e Giovanni Tiso.
Come potrete constatare, le differenze principali tra le due versioni vertono sul concetto di proprietà e di sovranità. Il Trattato dà al popolo Maori gli stessi diritti dei cittadini britannici e al tempo stesso i pieni diritti sulle proprie terre e sui propri possedimenti. Quello che invece ci guadagna la Gran Bretagna in ritorno varia a seconda della versione a cui si fa riferimento: nella versione inglese la Corona ottiene la sovranità sulla Nuova Zelanda, mentre in quella maori riceve un kawanatanga, che costituisce una forma differente di potere, meno assoluto, che assomiglia a una carica di ‘governatore’ più che a una sovranità vera e propria.
D’altra parte, i difensori della bontà del Trattato fanno notare che il concetto di sovranità non esisteva né nella lingua né nella cultura maori, e che il termine kawanatanga è quello che più si avvicina all’originale significato inglese.
Tutt’oggi la disputa circa le varie interpretazioni e i relativi significati del Trattato non solo è argomento di discussione tra i traduttori di tutto il mondo (o, se vogliamo, rappresenta la prova più eclatante del margine di errore che qualunque traduzione, soprattutto tra lingue così distanti, finisce sempre per racchiudere in sé) ma costituisce anche qualcosa di più vasto e inquietante: il simbolo della nostra incapacità, come specie e come civiltà, di produrre qualcosa d’innovativo senza nascondervi all’interno, volutamente o meno, una qualche forma d’inganno.

TRATTATO DI WAITANGI
(versione inglese)

Sua Maestà Vittoria, Regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, guardando con regale favore le tribù e i capi nativi della Nuova Zelanda e ansiosa di proteggerne i legittimi diritti e proprietà, nonché di assicurare loro il godimento della pace e del buon ordine ha ritenuto necessario, considerato il gran numero di sudditi di Sua Maestà che si sono già insediati in Nuova Zelanda e il rapido incremento della migrazione sia dall’Europa che dall’Australia, tuttora in atto, di costituire e nominare un funzionario debitamente autorizzato a trattare con gli aborigeni della Nuova Zelanda ai fini di riconoscere l’autorità sovrana di Sua Maestà sulla totalità di codeste isole e su ogni loro parte: Sua Maestà, pertanto, desiderosa di instaurare una forma stabile di governo civile con l’intento di scongiurare le nefaste conseguenze dell’assenza delle necessarie leggi e istituzioni, sia per i popoli nativi che per i suoi sudditi, si compiace di conferire a me, William Hobson, Capitano della Regia Marina di Sua Maestà, Console e Vice Governatore di quelle parti della Nuova Zelanda che sono già state o saranno in futuro cedute a Sua Maestà, il potere e l’autorità di invitare i capi confederati e indipendenti della Nuova Zelanda a convenire sui seguenti articoli e condizioni.

Articolo Primo
I capi della Confederazione delle tribù unite della Nuova Zelanda e i capi separati e indipendenti che non hanno aderito alla Confederazione cedono a Sua Maestà la Regina d’Inghilterra in maniera assoluta e senza riserve tutti i diritti e poteri di sovranità che i suddetti capi, in Confederazione o indipendenti, rispettivamente esercitano o possiedono, o si può ritenere esercitino o possiedano, sui propri rispettivi territori come unici sovrani di essi.

Articolo Secondo
Sua Maestà la Regina d’Inghilterra conferma e garantisce ai capi e alle tribù della Nuova Zelanda e alle rispettive famiglie e singoli individui il pieno, esclusivo e indisturbato possesso delle loro terre, possedimenti, foreste, zone di pesca e altre proprietà delle quali abbiano possesso collettivamente o individualmente purché essi vogliano e desiderino mantenerne il possesso; tuttavia i capi delle tribù unite e i capi singoli cedono a Sua Maestà il diritto esclusivo di prelazione su quelle terre delle quali i proprietari fossero inclini ad alienare a un prezzo concordato tra i rispettivi proprietari e le persone nominate da Sua Maestà ai fini di trattare con loro in sua vece.

Articolo Terzo
In considerazione di quanto detto, Sua Maestà la Regina d’Inghilterra estende ai nativi della Nuova Zelanda la Sua regale protezione e conferisce loro tutti i diritti e privilegi dei sudditi britannici.

[firmato] William Hobson, Vice Governatore.

Ora pertanto noi, capi della Confederazione delle tribù unite della Nuova Zelanda, qui riuniti a congresso a Victoria presso Waitangi e noi capi separati e indipendenti della Nuova Zelanda, rivendicando autorità sulle tribù e i territori specificati dopo i nostri rispettivi nomi, messi in condizione di comprendere appieno le condizioni del trattato di cui sopra, ne accettiamo e condividiamo il pieno spirito e significato, a testimonianza della qual cosa abbiamo apposto le nostre firme o i nostri segni nei luoghi e nelle date rispettivamente specificati.

Fatto a Waitangi nel giorno sei di febbraio nell’anno del Signore milleottocentoquaranta.

I capi della Confederazione.

TRATTATO DI WAITANGI
(versione maori)

Vittoria, Regina d’Inghilterra, nell’interesse di proteggere i capi e le sottotribù della Nuova Zelanda e desiderosa che essi mantengano il proprio comando e le proprie terre, nonché di preservare la pace e l’ordine, ritiene giusto nominare un amministratore il quale negozierà con il popolo della Nuova Zelanda al fine di ottenere il consenso dei suoi capi a che venga stabilito il governo della Regina su ogni parte di queste terre e (contigue) isole, anche in considerazione del fatto che molti dei suoi sudditi già risiedono in queste terre e che altri ne seguiranno. Pertanto la regina desidera stabilire un governo affinché né maori né europei patiscano alcun male a causa dell’assenza di legge. A tale scopo la Regina ha nominato me, William Hobson, Capitano della Regia Marina, Governatore di tutte le parti della Nuova Zelanda, (sia quelle) in procinto di essere ricevute dalla Regina e (quelle) che ella riceverà in seguito, e offre ai capi della Confederazione, ai capi delle sottotribù della Nuova Zelanda e agli altri capi le seguenti leggi.

Prima
I capi della Confederazione e tutti i capi che non hanno aderito alla Confederazione concedono a titolo assoluto e imperaturo alla Regina d’Inghilterra l’esclusivo governo sulle loro terre.

Seconda
La Regina d’Inghilterra acconsente a proteggere i capi, le sottotribù e tutto il popolo della Nuova Zelanda nel pieno esercizio del loro comando sulle proprie terre, villaggi e tutti i loro tesori. Da parte loro i capi della Confederazione e tutti i capi si impegnano a vendere terra alla Regina a un prezzo concordato tra la persona che la possiede e la persona acquirente (quest’ultima) nominata dalla Regina quale proprio agente d’acquisto.

Terza
Per questa intesa qui concordata riguardo al governo della Regina, la Regina d’Inghilterra proteggerà tutta la gente comune della Nuova Zelanda e darà ad essa gli stessi diritti e doveri di cittadinanza del popolo d’Inghilterra.

[firmato] William Hobson, Console e Vice Governatore.

Quindi noi, capi della Confederazione delle sottotribù della Nuova Zelanda riuniti qui a Waitangi, presa visione della forma di queste parole, le accettiamo e sottoscriviamo con i nostri nomi e i nostri segni.

Fatto a Waitangi, il sei febbraio nell’anno del Signore milleottocentoquaranta

I capi della Confederazione

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Una risposta a Sotto la grande nuvola bianca

  1. newwhitebear ha detto:

    molto interessante

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