Things you might have forgotten

The inferno of the living is not something that will be; if there is one, it is what is already here, the inferno where we live every day, that we form by being together. There are two ways to escape suffering it. The first is easy for many: accept the inferno and become such a part of it that you can no longer see it. The second is risky and demands constant vigilance and apprehension: seek and learn to recognise who and what, in the midst of the inferno, are not inferno, then make them endure, give them space.
(Italo Calvino, Invisible Cities)

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e approfondimento continui: cercare e sapere riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
(Italo Calvino, Le città invisibili)

Annunci
Pubblicato in Things you might have forgotten | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Dante’s annual play

Nel 2012 misi in scena Sik-Sik l’artefice magico del grande Eduardo De Filippo mentre nel 2016 e nel 2017 è stata la volta de La biografia di AL e di Ultimo posto disponibile di Saverio Siciliano.
Il titolo di quest’anno è Funerale all’italiana , un atto unico molto divertente (adattato dall’originale copione “Estateinnero” di Valerio Di Priamo) che verrà rappresentato domenica 22 luglio al Freemans Bay Community Centre di Auckland, in Nuova Zelanda, alle 17.30.
Come al solito (e mi riferisco a quelli di voi che si trovano queste parti) siete tutti invitati!

       

Pubblicato in Brevi | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Things you might have forgotten

Fare arte, per me, non è una forma di intrattenimento. Ma una pratica civile. Edoardo Bennato

Pubblicato in Things you might have forgotten | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Things you might have forgotten

Non è né la carne né il sangue ma è il cuore che ci rende padri e figli (Schiller)

Pubblicato in Things you might have forgotten | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Good bye Anthony.

Anthony Bourdain l’ho conosciuto grazie allo show televisivo The Layover  (traduzione letterale, Lo scalo, ma nella versione italiana Tutto in 24 ore) che ancora oggi considero uno dei programmi di viaggio/cultura(soprattutto culinaria)&società, più riusciti di sempre.
Malgrado l’apparente semplicità del format – cosa fare e dove andare nelle 24 ore di uno scalo in una qualche grande città del mondo – è la voce di Anthony e la sua maniera inimitabile di sviluppare potenzialità e contenuti a fare di ogni puntata un’opera d’interessante originalità e d’inaspettata forza narrativa: i tradizionali monumenti e i siti turistici restano sullo sfondo, recitando la parte che comunque ricoprirebbero nella quotidianità degli abitanti del luogo, e al loro posto diventano protagonisti i locali (ristoranti, bar, chioschetti, luoghi di ritrovo…) dove si sviluppa, freme, ribolle, sopravvive, si trascina, soffre e talvolta germoglia e si rinnova l’esistenza cittadina.
Indefesso viaggiatore, abituato a scendere e salire su ogni tipo di mezzo motorizzato o meno, dotato di quella rara capacità di connettersi e di parlare con le persone che incontra, soprattutto gente di strada con un passato oscuro e un grande amore per la vita, Continua a leggere

Pubblicato in Brevi | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Things you might have forgotten.

Si finisce sempre per dire qualcosa di vero, parlando.

Pubblicato in Things you might have forgotten | Lascia un commento

E io sono una di esse.

E’ morto Philip Roth, un autore che ho imparato ad amare colpevolmente in ritardo, a trent’anni suonati, quando ho deciso, quasi per caso e con poca convinzione, di cominciare a leggere Pastorale americana. Da quel momento in poi, a Roth ho invidiato soprattutto la capacità di spingere il racconto oltre la storia narrata, per rendere l’America qualcosa di diverso dal luogo in cui tutti speravamo di risvegliarci – rivelando in maniera forse unica l’ossimoro per eccellenza dell’american dream – senza però farci mai smettere di continuare a sognarla.
La maniera migliore per celebrarlo mi pare sia quella di lasciar parlare la sua voce attraverso uno dei suoi incipit più famosi, che poi, e qui sta ancora una volta la grandezza del suo scrivere, non ho mai potuto fare a meno di considerare anche uno splendido esempio di finale.

«Cominciò stranamente. Ma poteva forse esserci un altro inizio? Si dice che tutte le cose sotto il sole cominciano “stranamente” e finiscono “stranamente” e sono strane; una rosa perfetta è “strana”, proprio come una rosa imperfetta, e come la rosa di normalissimo colore e gradevolezza che cresce nel giardino del vicino. Conosco quella prospettiva da cui ogni cosa appare terrificante e misteriosa. Rifletti sull’eternità, considera, se ne sei capace, l’oblio, e tutto diventa un portento. Eppure in assoluta umiltà io dico che certe cose sono più straordinarie di altre e che io sono una di esse».

(Il seno, titolo originale The Breast 1972)

Pubblicato in Brevi | Contrassegnato , , , | Lascia un commento