Things you might have forgotten

La letteratura è il persistere delle cose dopo che il mondo è scomparso

Baruch Spinoza

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Mantenere una piccola scintilla d’incoscienza al centro della propria vita

                    

Storie di formazione molto simili, in cui due ragazzini che vivono in realtà molto differenti vengono iniziati alla vita, alla ricerca di sé e alle inaspettate sfide dell’età adulta, The tender bar di J.R. Moehringer (Il bar delle grandi speranze, Piemme, traduzione italiana di Annalisa Carena) e Barbarian days : a surfing life di William Finnegan (Giorni selvaggi, 66th and 2nd, traduzione italiana di F. Conte, M. Esposito e S. Sacchini) sono due romanzi di cui in Italia si è parlato poco, e a torto.
The tender bar, scritto nel 2005 dal futuro autore di Open, ci porta a Manhasset, cittadina newyorkese famosa anche per aver ispirato la “East Egg” de Il grande Gatsby, dove il protagonista bambino, che vive con madre, nonni e zio, ascolta alla radio la voce del padre, un disc-jockey poco di buono da cui è stato abbandonato in tenera età, e cerca disperatamente esempi di mascolinità e redenzione nel mondo che lo circonda. Continua a leggere

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Dieci domande a dieci scrittori-traduttori. Romanzi, serie tv, cinema: Giancarlo De Cataldo

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Magistrato, traduttore, drammaturgo, autore di romanzi di grande successo e di sceneggiature cinematografiche e televisive, Giancarlo De Cataldo è un autore poliedrico vicino, e qui mi riferisco soprattutto alla sua capacità di lavorare con media differenti, più ad esempi americani che nostrani. Raggiunge il successo nel 2002 con Romanzo criminale, ma la sua produzione sterminata (che per esigenze di spazio vi invito a consultare qui) comprende anche moltissimi altri best-seller, l’ultimo, La notte di Roma, scritto a quattro mani con Carlo Bonini ed edito da Einaudi nel 2015. Attento scrutatore del mondo contemporaneo, Giancarlo De Cataldo ha la capacità rara, per chi come lui trae ispirazione dai capitoli più oscuri del nostro presente e del nostro passato, di riuscire a parlarne con lucida competenza ed invidiabile chiarezza.

1) Vorrei partire dall’oggi, e da quello che è successo alle elezioni americane di novembre. In un’intervista del 2009 a proposito del romanzo La forma della paura, che alcuni hanno definito “il primo thriller del mondo post-Bush” (La forma della paura, Giancarlo De Cataldo e Mimmo Rafele, Einaudi, 2009) dichiaravi che “la mitologia della paura ha condizionato fortemente i nostri ultimi anni. Ora però è stato eletto un Presidente americano che parla un linguaggio diverso”. Sono passati sette anni e a Barack Obama è subentrato Donald Trump. L’uscita dalla paura a cui accennavi ha lasciato il posto a scenari forse più angoscianti, perché meno prevedibili. Credi che sia di forme sempre rinnovate di paura che l’umanità senta oggi il bisogno di nutrirsi?

Quella frase andava bene nel 2009, oggi, probabilmente, ha un sapore antico. Naturalmente, né io né Mimmo Rafele potevamo pensare agli sviluppi che il terrorismo avrebbe assunto al tempo dell’Isis. La paura è, effettivamente, un sentimento primordiale, ineludibile, dell’essere umano: ai bambini raccontiamo fiabe terrificanti per insegnare loro l’esistenza dell’elemento numinoso, quella minaccia incombente che tutti finiremo prima o poi per avvertire nel corso dell’esistenza e che affonda radici nella nostra transitorietà. Moriremo tutti, prima o poi, e l’angoscia di morte ci domina. Dobbiamo imparare a conviverci, e usiamo le fiabe per avviare i nostri figli su questo duro sentiero obbligato. Nello stesso tempo, la paura è un formidabile strumento di pressione, potere, governo e ricatto delle coscienze. Chi si ricorda più dell’influenza aviaria, che avrebbe dovuto decimare il genere umano? E chi della mucca pazza? Furono paure reali, concrete, al loro tempo, e incisero sulle nostre abitudini, sul nostro stile di vita, sulla nostra esistenza. Possiamo dunque dire che abbiamo, sì, bisogno della paura, ma che dobbiamo anche imparare a Continua a leggere

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La grande paura americana.

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Il timore di vivere sotto una sorta d’insidiosa, nascosta, feroce dittatura, soprattutto di destra, soprattutto di matrice nazi-fascista, attraversa in maniera discontinua la storia della letteratura americana della seconda metà del secolo scorso.
In un racconto poco conosciuto di BukowskiSvastica, parte dell’edizione americana di Storie di ordinaria follia ma mai inserito nelle corrispondenti edizioni italiane, il controverso autore americano narra di Adolf Hitler, mai morto e segretamente trasferitosi negli Stati Uniti, che riesce a sostituirsi al Presidente in carica e a prendere possesso dello Studio Ovale. Distopia lontana dai temi bukowskiani, e di conseguenza oggetto a fasi alterne di critiche feroci o di entusiastiche difese, Svastica trae ispirazione da una delle grandi ossessioni del secolo scorso: ovvero il mancato ritrovamento del cadavere del Führer e la paura mai sopita di un suo ritorno, in prima persona o sotto mentite spoglie, sul palcoscenico della Storia.
Circa trent’anni dopo l’uscita di Svastica, Philip Roth pubblicherà invece Continua a leggere

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Dieci domande a dieci scrittori-traduttori. La corporeità della scrittura: Marco Mancassola

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Marco Mancassola esordisce nel 2001 con il romanzo Il mondo senza di me (Pequod; Mondadori) e a seguire pubblica il romanzo breve Qualcuno ha mentito (Mondadori, 2004) e il saggio narrativo Last Love Parade (Mondadori, 2005). Nel 2008 esce il romanzo La vita erotica dei superuomini (Rizzoli, 2008) seguito dai racconti contenuti in Non saremo confusi per sempre (Einaudi, 2011) e dal romanzo Gli amici del deserto (Feltrinelli, 2013).
A queste pubblicazioni se ne affiancano altre (tra cui Il ventisettesimo anno, edito da Minimum Fax nel 2005) e l’attività come sceneggiatore, collaboratore di giornali, editor e insegnante di scrittura creativa. Nel panorama letterario italiano Mancassola rappresenta a mio parere un autore atipico che, non solo per il fatto di vivere all’estero (Londra), ma anche e soprattutto per aver scritto storie che si sviluppano spesso fuori dall’Italia, può offrirci spunti di riflessione ben diversi da quelli ai quali siamo di solito abituati.

1) Parto da La vita erotica dei superuomini – che ritengo uno dei migliori romanzi pubblicati negli ultimi vent’anni (non solo in Italia) – perché forse anche a causa della sua ambientazione ben lontana dal cosiddetto ‘stereotipo italiano’ non ha ricevuto tutta l’attenzione che meritava. Solamente in Francia mi pare ne abbiano saputo cogliere appieno il valore: in un illuminante articolo comparso su Livres-Hebdo ad esempio si legge “e se Mancassola, con naturalezza, avesse scritto il grande romanzo, finora atteso invano, dell’America post-11 settembre?”
Ti riconosci in queste parole? E se sì, si tratta di un riconoscersi a posteriori o di una delle forze generatrici che si sono poste alla base della stesura del romanzo?

Suppongo che il grande libro sull’America post-11 settembre, propriamente parlando, lo abbia scritto o lo debba scrivere un americano; il mio tentativo era piuttosto un libro sull’immaginario americano condiviso globalmente; era una lettera d’amore-odio a quell’immaginario, e suppongo che il successo critico in Francia sia venuto anche perché Continua a leggere

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Il resto del mondo là fuori

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L’uomo ha poco meno di quarant’anni, i capelli brizzolati e lo sguardo stanco. Si serve del vino con lentezza, osserva le foto del viaggio di nozze appese alla parete e ragiona su quanto tempo è passato dal giorno in cui sono state scattate. La cucina è un rettangolo ampio e ben illuminato, interrotto a metà da un tavolo a penisola sotto cui stazionano quattro sgabelli identici l’uno all’altro. Intorno a lui, nell’aria, ha cominciato da poco a spargersi un odore sempre più intenso di pomarola.
“Se una tua cara amica ti chiedesse aiuto per qualcosa di brutto che ha fatto” dice sedendosi sullo sgabello più vicino alla parete, “diciamo qualcosa d’illegale… come ti comporteresti?”
“Dipende” risponde la donna a cui si è appena rivolto. Finisce di mescolare il sugo e gli fa cenno di versare anche a lei del vino. “Illegale come aver evaso le tasse… o illegale come aver tradito il marito?”
L’uomo sospira. “Qualcosa come aver ucciso per errore il proprio marito…”
“Questa sì che è buona” dice la donna. “Prima o dopo aver scoperto che la tradiva?”
“Parlo sul serio” dice l’uomo. Indossa una camicia bianca con la cravatta allentata e le Continua a leggere

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Things you might have forgotten

“Allora è deciso” sentenziò Bud. Si alzò dallo sgabello e venne verso di me, annusando il pugno e sistemandosi gli occhiali alla Buddy Holly. “Devi fare tutto quello che ti spaventa, JR. Tutto. Non parlo di cose che mettono a rischio la tua vita, ma tutto il resto. Pensa alla paura, decidi subito come affronterai la paura, perché la paura sarà il problema più importante della tua vita, te l’assicuro. La paura sarà il motore di ogni tuo successo, la radice di tutti i tuoi fallimenti, e il dilemma di tutte le storie che ti racconterai su te stesso. E qual’è l’unica possibilità che hai di battere la paura? Seguirla. Andarle dietro. Non considerare la paura come il cattivo della storia. Pensala come la tua guida, il tuo pioniere, il tuo Natty Bumppo”.

The Tender Bar di J. R. Moehringer (Il bar delle grandi speranze, edizioni Piemme, traduz. in italiano di A. Carena)

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